Storie di donne: una donna per tanti ruoli

Ecco la mia prima intervista alla stampa on-line…
La Zibaldina ha deciso di dare voce alle donne contemporanee, quelle donne che nell’arco di ogni singola giornata ricoprono tanti ruoli senza un welfare che le sostenga o le aiuti. Iniziamo con Daniela Campoli, compagna, mamma, insegnante, giornalista ma soprattutto donna, che ha voluto raccontarci la sua storia.

Compagna-mamma-donna-insegnante-giornalista: come si fa a conciliare tutti questo ruoli?

Conciliare tutti questi ruoli è piuttosto difficile e faticoso, considerando che sono reduce dal colloquio per l’esame da pubblicista e da un concorso pubblico durato un paio d’anni che dovrebbe farmi uscire da un precariato di quasi 9 anni nel mondo della scuola.

Qual è la tua giornata tipo?

La mia giornata tipo: sveglia alle 7.00, mi vesto e mi preparo, vesto e preparo mia figlia, la porto al nido per le 8.00 circa, vado al lavoro se faccio mattina subito dopo, se faccio pomeriggio torno a casa per sistemarla un pò o sbrigo qualche commissione. Nei ritagli di tempo cerco di dedicarmi un po’ a me stessa, forse quest’anno riuscirò ad andare in palestra un paio di volte a settimana. Fare l’insegnante di scuola dell’infanzia mi assorbe molto di più da quando è nata mia figlia, sento che ho anche bisogno di staccare la spina tra il lavoro con i bambini a scuola e il mio essere mamma, due ruoli piuttosto simili se vogliamo, quindi ritagliarmi dei piccoli spazi per me per aggiornare il mio blog o tentando di scrivere e proporre qualche articolo a riviste telematiche è vitale… Dire che faccio anche la giornalista è una parola grossa, per ora mi hanno pubblicato un articolo pagato, ne ho scritti anche altri due a titolo gratuito con la possibilità di guadagnare qualcosa facendo l’account pubblicitario.

C’è un consiglio pratico che ti senti di dare a donne che come te lavorano e hanno una famiglia?

Il consiglio che mi sento di dare a donne che come me hanno famiglia è quello di non rinunciare a lavorare e alle proprie aspirazioni, io vorrei optare per un part-time al 75% a scuola per avere più tempo sia per mia figlia, sia come giornalista freelance, blogger o addetto stampa.

Sei una precaria?

Sono ancora precaria e ho interpretato la mia condizione di precariato facendo la comparsa nel ruolo di studentessa di master nell’episodio ”Masterizzati” tratto dal film grottesco di Silvia Lombardo ”La ballata dei precari”; spero che l’idoneità al primo concorso della mia vita mi aiuti ad entrare in ruolo prima o poi.

Raccontaci la tua esperienza nel mondo della scuola.

La mia esperienza nel mondo della scuola inizia quasi 9 anni fa facendo supplenze giornaliere all’inizio, poi di qualche settimana, poi un mese, poi di 4-5 mesi, ecc, fino a prendere negli ultimi 5 anni incarichi annuali da settembre a giugno alla scuola dell’infanzia comunale. Non nego che mi piacerebbe, un giorno, insegnare alla scuola primaria materie umanistiche come italiano, storia e geografia, forse perché mi sento più portata per la teoria e per la lettura e la scrittura essendo anche giornalista.

Quando hai deciso di diventare mamma quali domande ti sei posta rispetto al fatto di non avere un futuro lavorativo certo?

Ho avuto molte perplessità nel diventare mamma con un futuro lavorativo incerto, poi ho pensato che se avessi aspettato il ruolo, o la fine del concorso bandito nel 2010 quando non ero incinta, ora nel 2013 ancora non sarei mamma, a causa della tempistica concorsuale. Certo è stato pesante studiare e lavorare con una figlia piccola, tanti sacrifici ma ne è valsa la pena.

Cosa potrebbe fare concretamente la politica per le mamme lavoratrici secondo te?

La politica per le mamme lavoratrici potrebbe fare di più, offrire dei servizi integrativi per l’infanzia a costi più concorrenziali per agevolare le lavoratrici madri. Quest’anno mia figlia è rientrata nelle graduatorie del nido comunale per pura fortuna, grazie a una rinuncia lo scorso luglio. Un nido privato costa decisamente troppo e l’anno scorso ho usufruito anche del congedo parentale al 30%. Non è stato facile poiché a scuola, mancando spesso, non ero ben vista dai genitori e da alcune colleghe per l’alternarsi continuo di supplenti. Non è stato sicuramente semplice il rientro al lavoro in una situazione simile.

http://www.lazibaldina.com/2013/11/11/storie-di-donne/

Maxiconcorso, la testimonianza di una partecipante

Lo sfogo di chi ha fatto tanti sacrifici per provare ad arrivare al posto fisso.


Le prime prove concorsuali delle 22 procedure hanno avuto inizio il 21 febbraio del 2012. Un articolo uscito su Metro l’11 novembre 2011 sosteneva che il Campidoglio doveva pubblicare all’Albo Pretorio la delibera che ha assegnato alla Praxi l’appalto per la gestione dei concorsi. Cnipec e Selexi – due delle tre società che hanno partecipato alla gara d’appalto insieme alla Praxi, denunciando gravi irregolarità – hanno presentato a fine novembre 2011 ricorso al Tar e hanno chiesto la sospensiva. Il ”maxiconcorso” è accompagnato insomma da una vicenda giudiziaria che ha avuto inizio con il bando comunale per individuare la società incaricata di gestire la selezione.

L’assessore alle Risorse umane della precedente Giunta Alemanno era Enrico Cavallari, all’epoca aveva invitato tutti i candidati a continuare a studiare per tutte le procedure concorsuali. La sentenza non aveva modificato il programma del procedimento concorsuale.

Dopo le dichiarazioni del sindaco Marino e la cosiddetta ”protesta delle buste” in piazza Santi Apostoli lo scorso lunedì 18 novembre siamo andati a raccogliere sia dati tecnici, sia qualche testimonianza  sulla regolarità delle procedure concorsuali scritte ed orali direttamente dai candidati di una delle tante procedure: il concorso 300 posti insegnante scuola infanzia nello specifico.

Raffaele Moscatiello è tra i candidati idonei delegati che sono andati all’incontro con il vicesindaco Nieri. Quest’ultimo dichiara che tutte le procedure vanno avanti, nel frattempo la magistratura procederà con le sue indagini.

E stata una settimana molto intensa in breve tempo su fb si è creato anche il gruppo 22 procedure per la giustizia da cui è stato creato anche un sito.

Tra le idonee al concorso Barbara Bernardi e Filomena Vassallo del CNDM (Coordinamento Nazionale Diplomati Magistrali) due insegnanti precarie della terza fascia statale che hanno preso rispettivamente 7.10 e 7.50 alla prova scritta, 7.30 e 7.40 all’orale. La maggior parte dei candidati allo scritto ha preso il voto 7 o poco più, pochi gli 8. Sara D’Andretta un’altra candidata tra le vincitrici con 60/60 alla preselezione, 8 allo scritto e 9,50 all’orale, ha dichiarato:”era impossibile che ci fossero irregolarità i dati erano in una busta più piccola inseriti poi  in una più grande, era impossibile imbrogliare,avere altri fogli, c’erano tantissimi controlli”. 

Personalmente sulla questione giallo delle buste aggiungerei che quest’ultime con interno viola e bianco sono state distribuite a campione e nessuno ne sapeva nulla, mi pare strano che per far passare gente raccomandata siano state distribuite con criterio e che sia stato visto in controluce con una lampada il nome del candidato e che quindi l’anonimato non sia stato garantito… Perché questa storia è emersa solo ora e non in fase di correzione degli scritti? Tra l’altro almeno per quanto riguarda la nostra procedura concorsuale i voti non sono stati così alti, la maggior parte dei candidati ha preso voti intorno al 7, pochi 8, nessun 9. Non sarà che non hanno soldi per assumere e stanno prendendo tempo?

Per quanto riguarda la prova orale, la sorte nella scelta delle due domande dai bussolotti è stata determinante. Alcuni candidati hanno avuto la fortuna di estrarre tra le domande inerenti psicologia-pedagogia, (autori maggiori come Maria Montessori o Guilford o Piaget, mentre ad altri sono usciti autori ”minori” come Stoller o Makarenko) per altre domande di tipo psico-pedagogico, come la differenza tra la fiaba e la favola si trattava di conoscenze personali, pratica lavorativa con i bambini o ricordi di esami universitari come letteratura per l’infanzia. L’altra domanda da sorteggiare era inerente il diritto penale o amministrativo (reati contro la pubblica amministrazione come peculato, concussione, corruzione, legge 241/90, conferenza dei servizi, bilancio, assemblea capitolina, ecc.). Infine nella parte psicopedagogica erano comprese anche domande inerenti il progetto educativo nella scuola dell’infanzia e nella parte legislativa oltre al diritto amministrativo e penale poteva capitare anche il regolamento della Scuola dell’infanzia di Roma Capitale o lo Statuto di Roma Capitale. La difficoltà consisteva nell’estrarre la domanda che si sapeva di più ed argomentarla al meglio,inglese ed informatica erano un contorno che incideva ben poco. Nonostante le polemiche che ci sono sempre in caso di concorsi pubblici,le prove scritte erano visionabili da ciascuno candidato sia  on-line che con l’accesso agli atti,quindi era constatabile con mano che i compiti erano dei candidati.

C’è anche da dire che molti candidati idonei e vincitori al concorso pubblico sono anche inseriti nella IV fascia della graduatoria municipale (quindi si tratta di personale precario interno che lavora almeno da 5 anni scolastici,   2013-2014 incluso, per Roma Capitale con incarichi da settembre a giugno, poiché ci sono circa 800-900 vuoti d’organico). Ci sono anche una parte di candidati appartenenti alla suddetta fascia che sono stati bocciati alla prova scritta prendendo 6 o poco più oppure non hanno superato la prova orale e chiedono da anni un corso-concorso interno per la stabilizzazione che l’amministrazione non vuole concedere, in quanto con la riforma Brunetta non ci saranno più concorsi interni riservati ma solo pubblici.Ci sono stati circa 1393 idonei ,il punteggio più alto tra scritto , orale e punteggio titoli è di 23,3; il più basso di 14. La media per rientrare nei primi 300 vincitori oscilla dai18 ai 17.40 circa. Si parla di una graduatoria assolutamente provvisoria fatta dai candidati stessi, non ne esiste ancora una ufficiale con i titoli di preferenza a parità di punteggio.Gli idonei dal 301 in poi dovrebbero essere assunti a  esaurimento con il tempo, quando dopo qualche anno la graduatoria idonei del concorso pubblico dovrebbe trasformarsi in permanente come è accaduto per i precedenti concorsi. Ricordiamo che dalla data di scadenza del bando (25 marzo 2010) sono passati circa 2 anni per la preselezione che si è svolta a giugno 2012, altri 6 mesi tra la preselezione e gli scritti, svolti a dicembre 2012, altri 6 mesi ancora per conoscere l’esito dello scritto, la notizia dell’orale ad agosto, con estrazione lettera e calendario iniziato l’11 settembre 2013 a ridosso dell’anno scolastico,conclusione dell’ ”odissea concorso” con l’orale  a metà ottobre scorso. 

In quanto idonea in buona posizione (7 allo scritto e 7.10 all’orale, voti modesti ma con 3.30 di titoli servizio e cultura per un totale di 17.40) sono delusa e amareggiata per quanto sta accadendo, sono anni che studio per diventare ciò che già sono, ossia insegnante, ho perso circa 3 anni a studiare , in questa fase concorsuale è nata anche mia figlia: è stata dura studiare con una bimba piccola. Avrei dovuto rilassarmi un po’ nel tempo libero in questo periodo, dopo l’estate passata a studiare ,invece stiamo subendo questo ulteriore stress delle indagini della Magistratura…

Ho un diploma psicopedagogico conseguito nel 1997, una laurea quadriennale in Scienze dell’educazione ,sono da poco anche giornalista pubblicista e mi sono occupata di scuola e insegnanti precari scrivendo articoli per anni, cercando di aiutare anche me stessa, come tanta altra gente nella medesima condizione, ho scritto sul portale per educatori professionale www.eduprof.it , faccio parte anche del Coordinamento Nazionale Diplomati Magistrali, e l’Italia non è un paese che consente di evolversi professionalmente. Essendo anche giornalista mi sento più portata per la scrittura e la lettura e mi piacerebbe insegnare italiano-storia e geografia un giorno alla scuola primaria, se lo stato italiano e le sue leggi me ne daranno la possibilità, così ho dichiarato in un’intervista recente sul magazine telematico di Lorenza Fruci ”La Zibaldina”, sperando che verrò assunta alla scuola dell’infanzia comunale,forse il mio sogno potrà realizzarsi quando avrò 50-60 anni,se tutto va bene… 

Purtroppo siamo in causa da diversi anni per il riconoscimento del diploma magistrale abilitante entro 2002, ancora non abbiamo risposte chiare dal MIUR…Confidavo e ancora confido le mie speranze in questo concorso proprio per uscire da un precariato di quasi 9 anni nel mondo della scuola… Anni fa volevo quasi prendere una seconda laurea in Scienze della Formazione Primaria, test superato a Roma Tre ,trasferimento a Macerata, poi ho cominciato a lottare con il M.I.D.A (Movimento insegnanti da abilitare) e a vedere che possibilità avevamo col diploma entro 2002. Feci un paio di esami a Macerata dove c’è un corso di Sfp a distanza, ma poi mi resi conto che non valeva la pena prendere una seconda laurea, spostarsi dal Lazio nelle Marche, rimettendoci,di viaggio,vitto e alloggio, dover fare comunque il tirocinio a scuola, rinunciando a lavorar ,(il servizio prestato non viene riconosciuto purtroppo) quando ho iniziato a scoprire che il nostro diploma era abilitante. Ho fatto anche altri lavori, ma l’insegnamento si è rivelata l’unica via percorribile visti i contratti atipici, parasubordinati del lavoro nell’ambito sociale da educatore professionale…Ho un buon curriculum ,ho fatto anche il servizio civile nazionale, e ho lavorato come hostess e promoter ai tempi dell’università per mantenermi agli studi. Scrivere mi è sempre piaciuto, ho creato anche un blog dal titolo ‘Scampoli di vita di una giornalista a scuola’, occasionalmente scrivo qualche articolo come freelance, mi dà soddisfazione personale, ma si sa che è molto difficile vivere di giornalismo specie di questi tempi…Nel cassetto ho anche un titolo di addetto ufficio stampa ,non sono mai stata raccomandata da nessuno e credo che avrei diritto a una prospettiva di lavoro stabile a 35 anni….Se mi venisse data la possibilità una volta assunta sarei interessata a prendermi un part-time per dedicarmi di più a mia figlia e al giornalismo. Mi piacerebbe creare una rivista quadrimestrale sulla scuola e sul precariato o far diventare il mio blog un punto di riferimento nel mondo scolastico. I progetti e i sogni sono tanti ,alcuni si sono realizzati, altri ancora no, sono ancora una delle precarie M. R .C. ”masterizzate recidive croniche’ della ‘Ballata dei precari’ film no budget sul precariato nel mondo del lavoro scritto da Silvia Lombardo e Tiziana Capocaccia .Per finire l’anno scorso di questi tempi ho dovuto sostenere anche il colloquio- esame da pubblicista (entrato in vigore da qualche anno e recentemente abolito) mentre dovevo prepararmi anche per lo scritto del concorso da insegnante di Roma Capitale.

Daniela Campoli – Scampoli di vita di una giornalista a scuola

http://www.romapost.it/index.php/politica/item/6834-maxiconcorso-roma-polemiche-testimonianza-partecipante#.UqeU1ifMq_O

Lettera aperta sulla precarietà quotidiana di un’insegnante -giornalista e blogger

Ho 35 anni, sono un’insegnante precaria idonea al Concorsone di Roma Capitale per 300 posti d’insegnante della scuola d’infanzia. Mi sono diplomata al liceo psicopedagogico nel 1997 e ho una laurea quadriennale in Scienze dell’educazione. Ho preso 7 alla prova scritta, 7,10 alla prova orale e ho un punteggio di 3,30 di titoli cultura e servizio per un tot. di 17,40 punti Non sono una raccomandata,sono figlia di una ex edicolante, non c’è nemmeno un giornalista in famiglia.

A novembre 2011 è nata anche mia figlia e avevo anche il colloquio-esame da giornalista pubblicista da sostenere,oltre ai 99 articoli presentati all’Ordine dei giornalisti per iscrivermi. Ho faticato moltissimo a studiare per questo concorso, mi sono fatta aiutare da mia madre e ho usufruito del congedo parentale con riduzione dello stipendio al 30% lo scorso anno. Come ha dichiarato Lorenza Fruci che mi ha intervistato sul suo magazine telematico ”La Zibaldina”, le donne contemporanee di oggi devono rivestire diversi ruoli senza un welfare che le sostenga o aiuti .

Io mi sento una di quelle donne. Sono stata costretta ad assentarmi spesso dal servizio e a fare tanti sacrifici per studiare, mia figlia non era stata nemmeno presa al nido comunale all’epoca. Dal 2005 ho contratti a tempo determinato presto servizio presso le scuole dell’infanzia comunali di Roma Capitale. Sono inserita anche nella IV fascia della graduatoria municipale per incarichi e supplenze inferiori ai 5 mesi. Sono anni che proviamo a chiedere un concorso interno riservato, solo che con la legge Brunetta non è più possibile e abbiamo dovuto fare il concorso pubblico, senza riserva di posti e nessuna agevolazione. Abbiamo anche fatto un ricorso per essere stabilizzate secondo la legge della stabilizzazione nelle p.a. ma è ancora in corso.

Il concorso è l’ultima possibilità per sperare di essere assunti prima o poi a smaltimento di graduatoria , poiché ci sono almeno 800-900 vuoti di organico e sono bene 5 anni scolastici che prendiamo incarichi annuali per vacanza d’organico. Siamo stati esclusi dalla graduatoria ad esaurimento statale e questa estate è uscito il decreto per i P.A.S. percorsi abilitanti speciali che consentirebbero solo di passare in seconda fascia, ormai per accedere al ruolo ci sono solo i concorsi.

Dal 2011 io e altre persone abbiamo intrapreso le vie legali con ricorsi di vario tipo per il riconoscimento del diploma magistrale abilitante entro l’anno 2002. Faccio parte del CNDM Coordinamento Nazionale Diplomati Magistrali e stiamo lottando affinché vengano riconosciuti i diritti della nostra categoria. Il mio sogno sarebbe (prima di andare in pensione, ammesso che ci arriveremo e che ce la daranno di questi tempi) quello di insegnare o alla scuola primaria o alla scuola infanzia e chissà quello di mettermi part-time con insegnamento e coltivare anche la passione per il giornalismo. Ho scritto per anni a titolo gratuito per il portale per educatori professionali www.eduprof.it .

Da poco sono anche giornalista pubblicista e mi occupo di vari argomenti, in particolare scuola e precariato insegnanti che è il settore che conosco meglio. Ho anche un blog che per un gioco di parole col mio cognome ho chiamato ”Scampoli di vita di una giornalista a scuola” http://daniela1campoli.spazioblog.it/. La pretesa sarebbe quella di farlo diventare un blog di riferimento nel settore scolastico,per ora c’è un po’ di tutto, articoli non solo sulla scuola ma anche altri argomenti, post vari su eventi importanti della mia vita.

Nell’aprile del 2009  ho collaborato facendo comparse in alcuni episodi del film indipendente sul precariato ”La Ballatadei precari”di Silvia Lombardo, Corrado Ceron, Giordano Cioccolini, è uscito a dicembre2011 l’omonimo libro tratto dal film . Per quanto riguarda il concorsone di Roma Capitale non credo al giallo delle buste con interno viola o bianco e al fatto che la trasparenza non avrebbe garantito l’anonimato. E’ probabile che sia un pretesto per allungare i tempi delle assunzioni.

Tutto ciò è stato anche detto nell’Edicola  Fiore di Fiorello e a Virus su Rai 2 dove sono stati ospiti i due portavoce Costantino D’Orazio e Federica Ragno del Comitato 22 procedure per la giustizia che si è costituito sabato scorso in via Monte Zebio presso il Teatro Manzoni per tutelare i vincitori e gli idonei delle 22 procedure concorsuali.

http://www.nuovaopinioneitaliana.it/lettera-aperta-sulla-precarieta/

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Riflessioni sull’Intervento di Prisciandaro al convegno del 2 dicembre a Roma…

In merito al discorso del dott.Prisciandaro,in particolare in riferimento alla scuola vorrei dire che gli insegnanti necessitano del riconoscimento della figura del pedagogista in quanto hanno bisogno di supporto nella gestione di classi sempre più difficili ,con bambini problematici con problemi di bullismo, svantaggio socio-culturale,handicap non dichiarati ecc. Ci dovrebbe essere un criterio nella formazione delle classi,mentre ci si affida al caso e spesso 2-3 handicap anche gravi capitano nella medisima classe. I laureati in scienze dell’educazione dovrebbero essere adeguatamente formati per questo tipo di lavoro…


Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani

APEI

www.apei.it

Presidente

dott. Alessandro Prisciandaro

3297305431

presidenza@apei.it

testo elaborato online con la collaborazione di Elena Ravazzolo, Gianvincenzo Nicodemo, Ermanno Tarracchini, Deborak Moccia e numerosi contributi di tanti altri colleghi che ringrazio!


Egregi Colleghi Pedagogisti ed Educatori,

sono molto felice di poter rappresentare in questa qualificata sede e alla presenza dei parlamentari Vanna IORI e Silvana Calaprice con molti rappresentati del mondo universitario, le istanze di decine di migliaia di Educatori e Pedagogisti, che lavorano sotto pagati, in contratti inqualificabili, a tempo, a termine, a ore, a prestazione e con la continua minaccia di licenziamento data la progressiva applicazione del DM 520/98.

Desidero ringraziare le Parlamentari, dicevo, perchè si stanno facendo carico di sostenere presso le istituzioni,  le nostre complesse problematiche, prima tra tutte a) la questione mai risolta del riconoscimento professionale di pedagogisti ed educatori, b) la necessita di intervento immediato sul disastro del DM 520/98 che sta causando centinai di licenziamenti   c) la necessità dell ‘apertura di un tavolo di trattativa con il Ministero della Sanità e dell’Istruzione per bloccare l’esclusione prevista per tutte le nostre lauree dal mondo sanitario, d)la necessità di garantire all’utenza servizi educativi di qualità e competenza  mediante riserva professionale ad Educatori e Pedagogisti laureati e)la formazione accademica, in concerto con le associazioni professionali, coerente ai bisogni educativi del territorio, in un Dipartimento di Pedagogia, che formi professionisti capaci di comprendere i bisogni educativi e dare loro risposta, F) esenzione IVA , al pari delle altre figure professionali del mondo della sanità, per Educatori e Pedagogisti in quanto forniscono servizi di cura alla persona, al pari di altri professionisti_

Sembra giunto il momento di mettere ordine in un quadro normativo confuso e spesso contraddittorio, che condiziona, non sempre positivamente,  le speranze di lavoro dei nostri colleghi.

In questi ultimi decenni abbiamo visto trasformarsi dalle radici il senso del lavoro educativo, che è andato via, via assumendo connotazioni professionali forti, spinte da una nuova coscienza di ruolo e dalle sempre più complessa domande educativa che proviene dal territorio.

Penso alla famiglia davanti alle pressioni tecnologiche delle potenti industrie di prodotti informatici, che stanno trasformando la vita relazionale di una intera generazione di adolescenti. Pensiamo alla scuola invasa da una cultura clinica che trasforma in disturbo psicologico o psichiatrico anche le diversità nei tempi e nelle modalità di apprendimento e crescita,  nel travagliato periodo adolescenziale. Penso alle campagne diffamatorie contro le giovani donne, vittime due volte per aver prestato il loro corpo a uomini di potere ed essere da loro condannate e messe all’indice come baby-squillo.

Educatori e Pedagogisti in Italia storditi e sopraffatti  da una massiccia propaganda e diffusione di una cultura ‘terapeutica’  a cui non abbiamo saputo re-agire – o, ancor meglio,  agire – per riaffermare l’ottica pedagogica dell’accompagnamento e della prevenzione su base educativa; a cui si è preferito ammiccare per accedere al profitto derivante  dall’ottica clinica; contribuendo così allo smantellamento progressivo dell’approccio preventivo di natura squisitamente educativo-pedagogico.  

Come categoria siamo stati centrati troppo su noi stessi, chiusi in logiche lobbistiche, coltivando orticelli professionali, ci siamo fatti contaminare da un vocabolario fatto di termini clinico-psicologici che non appartengono al nostro approccio deontologico. Abbiamo inneggiato alla equipe medico-psico-pedagogica per poi trovarci ai margini del sistema educativo nazionale, in un ruolo da cnerentola sostituiti da psicologi, assistenti sociali, e altri laureati, che non hanno alcun pudore a farsi assumere come educatori e pedagogisti, forti di un sistema pubblico che ha reso prassi giuridica tale consuetudine.

Non hanno aiutato e non aiutano le Università che consentono ai laureati triennali di psicologia o scienze sociali di accedere ad una magistrale in scienze pedagogiche aumentando il senso di disorientamento professionale e creando una diffusa convinzione che tutti si possono occupare di educazione. Oppure svuotando di contenuti professionalizzanti i 5 anni accademici, per poi essere costretti a pagare a caro prezzo Master in cui finalmente si parla di ”come” lavorare..

Di contro facoltà forti come Medicina, hanno creato il doppione dell’Educatore Professionale, inizialmente di formazione inter-facoltà, in seguito sempre più caratterizzatosi come figura professionale sanitaria che, oltre al sanitario, tende ad esodare come un evento alluvionale, nel sociale e nel socio-sanitario, causando una raffica di licenziamenti di operatori con esperienza decennali, preziosissima risorsa per le comunità locali,  ovviamente con lauree in  Pedagogia/SDE

Il nostro laureato magistrale, dopo 5 anni accademici, fa ancora fatica a percepirsi come pedagogista, come coordinatore di servizi educativi, anche perché il titolo accademico non ne riporta la dizione, mentre abbondano le più disparate declaratorie sull’educatore: extrascolastico, di comunità, sociale, di strada, domiciliare, terapeutico, professionale. Ci vediamo spesso impegnati, come associazione, a dover spiegare il motivo per cui affrontare un percorso accademico di 5 lunghi anni, mentre le Regioni formano Educatori con corsi di 150 ore. oppure a dover chiarire cosa e dove lavoreranno i futuri laureati, perché si arriva alla laurea senza che se ne sia mai parlato, fatto salvo un brevissimo tirocinio nel triennio.

Il nostro laureato tipo ha più di un lavoro. Saltella da una cooperativa in cui lavora a progetto, ad una associazione in cui lavora a tempo, per poi passare ad una comunità in cui fa il notturnista a 30,00  €, oppure i pomeriggi a 8,00 euro l’ora. Vi è una giungla contrattuale, che mortifica gli anni passati a studiare Pedagogia. Una massa enorme di sotto pagati, sfruttati in un sistema che mortifica la professione educativa, con una massa ancor più grande di psico-disoccupati disposta a lavorare sotto costo, che impedisce il normale controllo sindacale, mentre la logica del pagamento ”a prestazione” degli interventi educativi, ci costringe ad aprire costose partite IVA, per fatturare i magri compensi alle cooperative di servizi. creando così dei circuiti viziosi, per l’instabilità dei professionisti, degli enti e delle cooperative e, soprattutto sulla continuità dell’intervento educativo a scapito dell’utenza.

C’è una forte emergenza educativa che coinvolge la società, la scuola, la famiglia, le città. C’è una forte domanda educativa a cui noi Educatori e Pedagogisti possiamo contribuire a dare risposte, ma dobbiamo agire subito! Ricompattando le energie sulle figure professionale che sul territorio stanno facendo la differenza: l’Educatore e il Pedagogista! Figure professionali che sul campo si stanno guadagnando il diritto di essere riconosciuti come professionisti di grande utilità nazionale. Professioni su cui possiamo concentrare le forze per arrivare ad un DM di riconoscimento professionale al pari di altre professioni meno antiche o create nei laboratori di Medicina con il grande beneficio di evitare la patologizzazione di problematiche adolescienziali risolvibili con la Pedagogia, che non ha effetti collaterali e che potrebbe contribuire alla riduzione dei costi della Sanità.

Un esempio per tutti: la scuola, in cui le recenti direttive ministeriali sui BES-Bisogni Educativi Speciali,  hanno suscitato un vivacissimo dibattito, in cui assente non giustificato, è il mondo pedagogico, semplicemente perché PARADOSSALMENTE le figure del pedagogista e dell’educatore non esistono NEANCHE nelle scuole.

Il pedagogista dovrebbe essere inserito in tutte le scuole per fornire strumenti e metodologie didattiche agli insegnanti, strumenti educativi ai genitori attraverso corsi di formazione, spazi di ascolto ai ragazzi.

E’ inaccettabile che nelle scuole, luoghi di educazione per eccellenza,  esista lo sportello cosiddetto ”di ascolto psicologico” che  fa scattare la delega educativa –  sia da parte di insegnanti che genitori –  al presunto esperto di problemi ”emotivo-comportamentali” o, per assurdo, di problematiche e bisogni specifici di apprendimento.

La presenza dello psicologo nelle scuole, addossando al singolo studente la responsabilità del suo disagio o  insuccesso scolastico,   deresponsabilizza gli insegnanti dalle loro indelegabili  responsabilità, pedagogiche e insinua negli studenti il pregiudizio del ”disturbo evolutivo specifico” , che li autorizza a rassegnarsi sempre più ad una deriva  assistenziale di passività – o ribellione – e ad accettare come normale l’umiliante dispensa dall’apprendimento.

Occorrono allora  spazi di consulenza pedagogica gestiti da Pedagogisti, in cui i genitori possano trovare riconoscimento e valorizzazione delle loro naturali competenze e aiuto ad implementare le loro capacità educative.

Passare da un’impostazione clinica di questo tipo a una pedagogico-didattica, come richiesto e previsto per i BES, non è per nulla banale e fonte di molte resistenze, nelle scuole.

Infatti non é solo un problema scolastico, tutta la società civile dovrebbe essere interessata ad una  ripresa del ruolo  primario educativo che spetta alla pedagogia, per prevenire piuttosto che ”cercare di curare” .

La scuola, nello stato di abbandono in cui si trova adesso,  non può  sopportarne tutto il peso, con insegnanti spesso demotivati perché costretti ad operare in un ambiente sempre più deprivato di mezzi e risorse. Ecco, allora, che una valorizzazione delle risorse esistenti nella scuola dal Piano Annuale di Inclusione per i BES, può venire da una maggiore presenza di pedagogisti  nella scuola, perché la loro funzione non é quella di diagnosticare, di etichettare  un comportamento o una difficoltà di apprendimento, non é neanche quella di interpretare  sintomi di un possibile disagio del singolo,  ma é quella  di educare nel  senso più ampio del termine, di suggerire strategie educative e pedagogico-didattiche alternative, togliere stereotipi e pregiudizi, modificare l’ambiente circostante che provoca disagio relazionale e/o apprenditivo  tra lo studente e il docente.

Una conseguenza della mancanza di progettazione pedagogica competente fin dalla più tenera età, la  vediamo nei terribili avvenimenti che coinvolgono sempre più adolescenti in fatti di teppismo e di sangue o altri avvenimenti frutto dell’assenza di valori etici e morali che solo un’educazione precoce in tal senso  potrebbe dare: un’educazione all’essere piuttosto che all’avere.

L’avere, un modello della società del profitto, dell’egoismo, dei bei vestiti, che porta un adolescente a cedere alla violenza dell’adulto e a vendere la sua dignità e il suo corpo  pur di ottenerli.  Allora piuttosto che l’ossessione delle diagnosi precoci di presunti disturbi,  promuoviamo la prevenzione precoce restituendo all’educazione e alla pedagogia il ruolo che compete loro nella scuola e nella società.

La situazione non migliora se volgiamo lo sguardo nel sanitario e nel socio-sanitario. Nel sociale, accennavo prima, manca un decreto ministeriale che (con gli strumenti di legge che ci sono, vedi articolo 12 della L. 328 del 2000) riconosca il laureato in scienze dell’educazione come l’operatore dei servizi educativi. Nel sanitario nel 1998 è stata introdotta una figura professionale esterna (talvolta collaterale) alle nostre facoltà educative, che nel successivo ordinamento dei corsi di laurea fa parte della classe SNT2 delle lauree della riabilitazione medica. Il 520/98 ha avuto due effetti che insieme, sono diventati devastanti. Da un lato è accaduto che per effetto di questa norma, i concorsi in sanità per educatore siano stati vietati ai nostri laureati. Qui va comunque segnalato il fatto che una sentenza del Consiglio di Stato ha sancito l’assorbenza della nostra laurea quadriennale in SDE. Riteniamo che ci siano fondate ragioni per argomentare che questa ”assorbenza” riguardi anche (a monte) ii laureati in pedagogia e a valle i laureati che hanno conseguito la laurea spe******tica.

Abbiamo diffidato, e siamo in attesa che intervenga, il ministero della Salute perchè legiferi sulla problematica di quello che definiamo del ”doppio educatore”: cioè due professioni affini, l’una con l’abilitazione ad operare in sanità e l’altra che ne viene espulsa.

Se il nostro obiettivo resta quello di consentire ai nostri laureati in SDE di operare da educatori nel mondo della sanità, non siamo stati con le mani in mano e abbiamo agito anche sul fronte della giustizia amministrativa. In questo momento siamo in attesa di una sentenza di un Tribunale amministrativo su di un ricorso promosso dai colleghi milanesi nei confronti dell’Asl e stiamo scaldando i motori per avviare un ricorso analogo.

Chiediamo ai parlamentari presenti di intervenire per mettere fine a questa palese ingustizia e consentire ai nostri laureati di portare il valore aggiunto della pedagogia in un mondo – quello della medicina – che nella prassi quotidiana è molto poco propenso all’educazione alla salute.

Dobbiamo agire subito, visti gli avvenimenti di questi ultimi giorni. Come sapete le Regioni, attraverso gli Assessorati alla Salute, stanno effettuando una ricognizione  degli attestati regionali e diplomi, riconducibili alla figura professionale dell’Educatore e, la figura dell’ EP è stata giustamente ”stralciata” dal Ministro per necessari approfondimenti.

Dopo la ricognizione da parte degli uffici regionali il cerchio si chiude con danni enormi sul nostro futuro professionale e con centinaia di licenziamenti per ”assenza di titoli” dei nostri colleghi che lavorano in convenzione con le ASL/USL

Noi riteniamo che la situazione giuridica dell’educatore professionale meriti un supplemento di attenzione: nel 1998, quando è stato introdotto il Diploma universitario in Educatore professionale dal decreto Bindi esisteva già un corso di laurea che formava educatori professionali: il corso di laurea in scienze dell’educazione con indirizzo di educatore professionale exstrascolastico. Questo corso di studi ha subito alcune modifiche, ma attualmente è rappresentato nel panorama dell’offerta accademica da diversi corsi di laurea triennale e spe******tica. Come è possibile non tenerne in considerazione? Davvero si vuole rischiare il blocco delle assunzioni in Sanità a causa di una valanga di ricorsi ai Tar? Se questa è la prospettiva, l’APEI è pronta a seguire questa strada in maniera massiccia.

Nelle nostre carceri italiane, la situazione dell’Educatore, oggi rinominato funzionario giuridico-pedagogico, ha spostato i pesi dell’agire più sul versante amministrativo che della cultura dell’educare. I buoni propositi della riforma dell’ordinamento penitenziario che ha attribuito all’educatore il ruolo propulsore della rieducazione del condannato incontra difficoltà professionali che costringono questi operatori a lavorare in gravissime condizioni di carenze di organico, con tutto il peso della logorante situazione personale che il carcere contiene. Gli educatori penitenziari oberati da diversi compiti burocratici possono dedicare poco tempo ai rapporti educativi con i detenuti e con la conseguenza di non poter offrire al carcere un lavoro pedagogicamente valido al cambiamento del condannato.

E’ evidente che il numero ridotto di educatori rispetto alla popolazione carceraria richiede attenzione al problema dell’urgenza di nuove assunzioni, oltre chè della loro formazione/aggiornamento.


Concludo riassumento i punti in cui, secondo il nostro parere, è urgente una azione decisa.

Noi siamo disponibili a lavorare insieme,  Educatori e Pedagogisti professionali, docenti e amministratori pubblici  e su cui chiediamo che venga fin da subito attivate iniziative anche parlamentari, in modo da coniugare l’azione per il diritto ad avere un futuro professionale agli interessi generali del paese.


1) Riconoscimento LEGISLATIVO E ABILITANTE della professione di  Educatore e di Pedagogista secondo le seguenti modalità

– ampliamento delle figure professionali del sanitario e socio-sanitario a tutti le nostre lauree;

– servizi educativi di qualità mediante una riserva professionale per educatori e pedagogisti laureati .

2) Formazione accademica in concerto con le associazioni professionali, coerente ai bisogni educativi del territorio, in un Dipartimento di Pedagogia, che formi professionisti capaci di comprendere i bisogni educativi e dare loro risposta attraverso la formazione di due figure professionale, l’educatore per tutte le triennali e il pedagogista per le spe******tiche.

3) sbocchi occupazionali ben definiti e dichiarati con accortezza e dopo una seria ricerca di mercato, per evitare le denunce per ”Pubblicità ingannevole” , vedi il caso Palermo, Messina, Catania, Roma che ha coinvolto le centinaia di migliaia di giovani laureati SDE delusi di non trovare corrispondenza tra quanto prospettato e la realtà occupazionale del Paese.

4) Apertura di un tavolo di LAVORO con Psicologia e Scienza Sociali, perchè spieghino ai loro laureati che non sono educatori, ne Pedagogisti, concordando norme contro l’abusivismo professionale, in ambo i sensi;

4) intervento immediato sul disastro del DM520/98 che sta causando centinaia di licenziamenti e apertura di un tavolo di trattativa con il Ministero della Sanità e dell’Istruzione per bloccare l’esclusione prevista per tutte le nostre lauree dal mondo sanitario.

5) esenzione IVA , per l’educatore e il pedagogista poiché questi forniscono servizi di cura alla persona al pari delle altre figure professionali del mondo della sanità,

Concludo ricordando che

La Pedagogia è per tutti … e non ha effetti collaterali!

Grazie!


Alessandro Prisciandaro

Testimonianza di Elvira Lilla su precariato e concorsone…

Elvira Lilla  ci racconta la sua esperienza di precariato ,ha 43 anni nata a Formia e vissuta, per una breve periodo in un paesino a 20 Km dalla stessa Formia e a 5 m. dal mare…Bellissimo ma senza futuro lavorativo! A 20 anni faccio la valigia e mi trasferisco a Milano con contratto a termine presso le Poste italiane…rimango a Milano per 10 anni, impiegata presso la Pinacoteca di Brera… Intando mi scrivo all’Università il mio sogno è , da sempre, quello di lavorare con i bambini. La mia vita trascorre tra lavori precari, concorsi dove superavo con ottimi voti le preselezioni e poi allo scritto venivo bocciata (diventando improvvisamente una ‘capra)le mie notti sui libri. Oggi mi ritrovo con una laurea in Scienze dell’Educazione, una spe******tica in ‘programmazione e gestione delle risorse umane’, un master di 2° livello in psicologia delle creatività, leadership e gestione delle risorse umane…tutti e tre con 110 e lode.. Corsi di formazione in materie psicopedagogice, vincitrice di selezione pubblica nella provincia di Frosinone nella’area delle disabilità (mai chiamata), insegnante di 3° fascia nei licei sociopsicopedagogici, coordinatrice di progetti per una cooperativa sociale che collabora con la P.A., docente di corsi di formazione per la regione Lazio, docente in materie psicopedagogiche nei corsi di formazione per gli inseganti delle scuole dell’infanzia e primarie sull’interpretazione dei disegni infantili e l’uso delle fiabe terapeutiche… Esperto esterno nel progetto ‘valutazione e miglioramento’ nell’area psicopedagogiche per il Miur tramite l’Invalsi…e mi fermo quì altrimenti non la finirei più.Decido, inizialmente per caso, di partecipare a questo concorso nonostante i miei cari continuavano a dirmi che sarebbe andata come sempre, che ero ‘figlia di nessuno’, che la meritocrazia non esisteva e che, come sempre, non lo avrei mai vinto. La mia testardaggine, caparbietà, motivazione mi assistono. Inizio a studiare 8, 9, ore al giorno, supero le preselezioni con 57,6 su 60…Inizio a studiare come una pazza per gli scritti….8,40…Quando vedo il voto piango, si piango ed i miei con me e per la prima volta penso che in questo concorso stavano premiando la meritocrazia…Continuo a studiare, il 12 settembre sostengo l’orale..8,60..Piango come una matta, chiamo i miei genitori e dico’Mamma, papà ce l’ho fatta senza raccomandazioni…Avete visto…Finalmente un concorso meritocratico’!!!Intanto nella cooperativa per la quale lavoro cominciano a partire lettere di licenziamento..La cooperativa è in crisi ed io dal primo gennaio rimarrò a casa. Felice comunque tanto, penso, a settembre arriverà l’incarico annuale! Un maledetto venerdì il mondo mi crolla addosso.’Marino vuole annullare il concorso per irregolarità’!….Scrivo il mio dissenso sulla bacheca e per email al Sindaco, i miei genitori disperati ed io che ritorno col pensiero a qualche mese prima quando mia madre chiama sua sorella , residente a Roma, per dirle’ Lilla tu e la tua famiglia votate Marino, è una persona seria si vede….’, guardo mio padre che tra le lacrime dice.’Mi vergogno di essere di sinistra’! Io in quei momenti avrei desiderato vedere Marino e consorte nei panni dei miei genitori e sua figlia nei miei, l’ho desiderato tanto! Io sono disposta a tutto per mantenere la mia idoneità a questo concorso e non me la farò togliere da nessuno. Io sono figlia di gente umile ma dignitosa io sono Io con la mia vita fatta di sacrifici, di gioie e di tanti dolori e a Marino vorrei fare una sola domanda:’ Sindaco ma se fossi stata una raccomadata a 43 anni ancora vivrei nel precariato?Probabilmente sarei stata ‘imboscata ‘ in qualche ministero da più di 20 anni e non avrei speso la mia vita in giro per l’Italia a prendere lauree, specializzazioni, Master..Questa è la mia storia, la storia di una ‘figlia del popolo’, quel popolo che in tutte le campagne elettorali viene usato per riempirsi la bocca, facendo promesse vane, quel popolo che tutti i politici dicono di voler difendere…Quel popolo che come ‘carne da macello’ è il primo ad essere sacrificato!!!

Testimonianza di Manuela su concorsone Roma Capitale 300 insegnanti scuola infanzia

Tutto ebbe inizio il 13 luglio 2002: il diploma, tanto agognato, tra le ”sudate carte” di leopardiana memoria. Diploma magistrale, quello che aveva consentito alla mia maestra elementare di guadagnarsi da vivere a 18 anni lavorando in classe con i bambini ai quali insegnava a leggere, scrivere e far di conto. Lei sì, era diversa dalle sue coetanee: non aveva un marito ma lavorava, istruiva i ragazzini della scuola dell’obbligo. Una donna emancipata, emblema delle ”pari opportunità” ante litteram: ” ‘a signurina” era amata e rispettata da tutti, genitori e allievi.

Io, dopo tanti sacrifici, primo tra tutti quello di rinunciare al sogno di frequentare il Liceo Artistico, perché ”non dà prospettive lavorative, mentre il Magistrale ti lascia il titolo e la possibilità di lavorare”, stavo per diventare come ” ‘a signurina”, amata e rispettata da tutti, con o senza un marito. Tuttavia, all’ultimo anno di liceo, i professori, in coro con i nostri genitori diedero a noi diplomande magistrali una notizia che si sarebbe rivelata poi falsa: ”Ora per insegnare non basta il diploma, iscrivetevi all’università, sennò non sarete abilitate”.

E così tutte noi ci iscrivemmo all’università: molte divennero assistenti sociali, altre si laurearono in lingue. Io mi sono laureata due anni fa in Storia con una tesi in Dottrine Politiche, valutata con il massimo dei voti.

Un altro tampone nell’ultimo decennio era stato posto, tra l’altro senza particolari manovre. Con l’entrata in vigore della legge 341 del ’90, in molti credemmo che anche i diplomati magistrali entro l’anno scolastico 2001/2002, ad Indirizzo Socio-Psico-Pedagogico, non potessero inserirsi in graduatoria, fare concorsi, fare domande di messa a disposizione ecc.. Insomma, io e le mie colleghe non potevamo diventare come ” ‘a signurina”.

Ovviamente, la nostra impressione era sbagliata ma nessuno, nemmeno i nostri prof, ce lo specificarono, perché ”non ci sono prospettive oggi col solo diploma”. Il mio professore di filosofia addirittura consigliò di abortire ad una mia compagna di classe incinta e in procinto di sposarsi perché, a sua detta, nonostante stesse per diplomarsi, nonostante avesse già 20 anni, col solo diploma pedagogico sarebbe stata soltanto una ”casalinga a mezzo servizio”. Quanto classismo! Quanta disinformazione! Quanta confusione ha travolto me e le mie compagne di classe, in un’epoca di svalutazione del mondo del lavoro e conseguentemente della formazione primaria e secondaria!

” ‘A signurina” era una figura morta e sepolta, svilita e parassitaria quanto la moglie del ”magliaro” che fa la ”casalinga a mezzo servizio”.

Al giorno d’oggi non basta il diploma ma serve la laurea; ma dopo la laurea serve il master di primo livello, che senza il secondo livello è inutile, e poi il dottorato di ricerca, il British, il Cervantes, il Goethe, ecc. ecc…

E così, io continuai gli studi universitari senza inserirmi in qualsivoglia graduatoria.

Tuttavia, solo nel 2010 scoprii che il mio diploma consentiva l’ingresso in III fascia e la partecipazione alle prove concorsuali: pertanto mi iscrissi al Concorso indetto dal Comune di Roma, che bandiva 300 posti per Insegnante di Scuola dell’Infanzia. Mi iscrissi con non molto entusiasmo, visti i tempi da era geologica con cui si erano protratte le procedure.

Le mie resistenze si abbassarono progressivamente, prova dopo prova: preselezione passata, scritto discreto da 7.50, ottimo orale da 9.90: ormai ero convinta che ce l’avrei fatta, avrei avuto quel posto, sarei diventata ”’ a signurina” anche io.

Ma si sa, i concorsi sono una cosa sporca, da politicanti che li usano per esercitare il loro personalissimo diritto di ”voto di scambio”: e quindi ora si indaga su sospette ”buste trasparenti” tramite le quali si sarebbero favoriti agli scritti i cosiddetti ”raccomandati”. Insomma, ancora una volta la società sputa fango sull’impiego pubblico, che ormai viene visto come qualcosa di losco e parassitario, e non come una volta, come esercizio del diritto al lavoro sancito dalla Costituzione, nonché come espletamento di importantissimi doveri verso la società, quelli che oggi chiamiamo ”servizi”.

Io, come migliaia di concorrenti al Concorsone di Roma (includendo anche i partecipanti delle altre categorie), attendo la graduatoria finale e il definitivo chiarimento di questa brutta storia. Non me la sento di attaccare l’attuale amministrazione Marino, proprio perché non metterei la mano sul fuoco sul fatto che non siano stati esercitati favoritismi durante le selezioni e anzi pretendo chiarezza sulla gestione delle procedure concorsuali esercitata dalla società Praxi; nonostante ciò, mi sento di chiarire alcune cose, giusto per mettere i puntini sulle ”I”:

1.     La progressiva privatizzazione dei servizi non deve uccidere l’impiego pubblico e isolarlo, rendendolo preda di strumentalizzazioni politiche: questo per i motivi che ho specificato sopra;

2.     La politica dell’austerità non basta da sola a far tornare sano un paese. Se è vero che la maggior parte della popolazione è costituita da anziani, non si mettono i conti in ordine soltanto assottigliando le loro pensioni. Occorre riconvertire i settori in declino (in particolar modo il secondario, essendo a corto di materie prime) e puntare sul terziario (cultura, turismo, salute e welfare). Solo così è possibile dare uno sbocco costruttivo e reale all’economia italiana. E soltanto quando si creeranno nuove opportunità di lavoro per i giovani italiani la formazione e l’istruzione non saranno più soltanto ”arte per arte” da dandy che non vogliono fare la fine delle ”casalinghe a mezzo servizio”. Conseguentemente, solo in questo modo noi insegnanti non verremo più dileggiati, derisi, sfottuti, un po’ come il Socrate delle ”Nuvole” di Aristofane.

So che questo non basta a cambiare il paese e la condizione di migliaia di aspiranti impiegati pubblici come me. Ma è arrivato il momento di non limitarsi a strumentalizzare il precariato (quasi come se il precario fosse ”il piccolo fiammiferaio” da compatire) e di offrire delle risposte concrete proiettate sul futuro e non più retrospettivamente nostalgiche, con l’occhio rivolto verso ”lo spirito del ’94” di berlusconiana memoria o, addirittura, verso il ”boom economico” degli anni ’60. Abbiamo bisogno di realtà e di futuro, tutti, precari e non.        

 

Manuela Caruso