Le liti tra bambini sia nel contesto scolastico che extrascolastico sono momenti di crescita cognitiva e socio-emotiva,esperienze utili al loro sviluppo. Spesso i genitori  non percepiscono il valore cognitivo di questi conflitti e li vivono con grande tensione, col fine di interromperli rapidamente, spesso accusando altri genitori o gli insegnanti stessi se non sono capaci di contenerli come loro vorrebbero.

Nella scuola dell’infanzia sono molto frequenti i litigi tra bambini. E’ importante avere fiducia e lasciare che il bambino risolva da solo i piccoli litigi . In età prescolare è fisiologico che i bambini litighino tra loro perché devono ancora imparare a valutare il piacere del giocare insieme con il loro egocentrismo.

Il genitore che interviene spesso trasforma un normale litigio in un caso di lesa maestà al figlio.

 

Vademecum su come comportarsi in caso di liti tra bambini secondo la psicologa psicoterapeuta dottoressa Paola Scalari.

Se pensate  che si possano far male perché arrivano spesso alle mani, è bene avvicinarsi fisicamente al luogo dello scontro,tenerli d’occhio ma in silenzio senza intervento verbale. Lo sguardo dell’adulto deve essere contenitivo e severo per rimproverare su quanto sta accadendo.

Quando la situazione rischia di diventare pericolosa l’adulto dovrebbe avvicinarsi sempre in silenzio e poi dividere i bambini. Non bisogna colpevolizzare i bimbi, si potrebbe dire loro di fare una pausa e farli giocare da soli per un po’.

Stimolandoli alla riflessione ed evitando frasi di circostanza del tipo:”Non si litiga”,”Non devi picchiare il tuo compagno”.Quando si cerca si spronare un atteggiamento, si ottiene di solito il  contrario, ossia farlo esplodere.

La funzione dell’adulto, genitore o insegnante che sia è quello di regolamentare la lite, non punire.

La sana aggressività è una tappa della crescita e il narcisismo che, a volte, porta a situazioni di scontro è ‘normale’, parte  del bimbo in questa fascia d’età.

L’adulto, invece, spesso, interpreta questi momenti di scontro tra coetanei  considerando quel litigio in base alle sue emozioni.

Emblematico fu il caso di una maestra  sanzionata ingiustamente perché tentava di dividere due bambini che litigavano, il fatto risale al 6 ottobre del 2009 e la maestra Donatella Boschetti venne accusata di aver malmenato e strattonato un alunno di 10 anni presso l’istituto S.Camillo a Forcellini nel padovano. La storia andò diversamente da quanto ricostruito dall’allora dirigente scolastica dell’istituto e anche rispetto a quanto aveva dichiarato la mamma del ragazzino in una querela poi archiviata dall’autorità giudiziaria. La maestra per dividere due compagni graffiò involontariamente col braccialetto uno di loro che cercava di divincolarsi. La mamma dell’alunno invece di capire la accusò di averlo quasi soffocato (non verrà refertata alcuna lesione) e la querelò. La dirigente sulla base di quella querela scrisse una relazione contro la maestra,tanto da far scattare la sanzione.

Il giudice Perrone interroga ben 12 colleghe della scuola e da quelle testimonianze emerge la verità.

Dopo 3 anni l’insegnante, difesa dal giudice del lavoro Perrone si vede azzerrata la sanzione disciplinare della censura inflitta dall’Ufficio Scolastico Provinciale e un risarcimento di 5 mila euro che dovranno essere saldate dal Miur e più l’obbligo di dover esporre per un mese la sentenza nella scuola padovana.

 

Quali strategie educative utilizzare per mediare i litigi tra bambini? Cosa può succedere quando si cerca di intervenire per tutelare i minori.

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