Viviamo in un’epoca in cui tutto scorre velocemente, (Panta rei come diceva Eraclito) un continuo rincorrere il tempo fino a diventarne schiavi. Eppure il cervello che regola i nostri comportamenti ci è stato donato proprio come una macchina lenta, che ha bisogno dei suoi tempi e di una sequenza nella sua azione. Noi invece facciamo il contrario, e viviamo nell’incubo della lentezza che associamo alla perdita di tempo.

Ridurre la velocità. Non solo quella dell’auto quando proviamo a sfrecciare nel traffico, ma in generale il ritmo frenetico l’ossessione di non avere abbastanza tempo. Diminuire la velocità, per riscoprire la funzionalità della lentezza che non va confusa con l’incertezza, ma semmai con uno sforzo per capire meglio le situazioni prima di prendere decisioni.

In un libro (Elogio della lentezza, edizioni Il Mulino), il professore Lamberto Maffei, presidente dell’Accademia dei Lincei ed ex direttore dell’Istituto di Neuroscienza del Cnr ci guida nell’esplorazione dei meccanismi cerebrali che inducono all’eccessiva velocità e ci rappresenta, con una dose di nostalgico pessimismo, i vantaggi del pensiero lento, di un pensiero che assecondi i tempi naturali della macchina, il cervello appunto. «Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi, a differenza del cervello che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione» scrive Maffei. E aggiunge: «La netta prevalenza del pensiero rapido, a partire da quello che esprimiamo attraverso l’uso degli strumenti digitali, può comportare soluzioni sbagliate, danni all’educazione e perfino al vivere civile».

Dunque la riscoperta delle lentezza, seguendo il ragionamento di Maffei, potrebbe essere un’ottima terapia contro gli effetti dello stress digitale, dove tutto viene comunicato in tempi record attraverso social network, whatss app, mail, sms. È come se una macchina naturale, il cervello, riuscisse a fare da argine alle macchine artificiali, quelle che gonfiano la potenza del web. E considerando magari che soltanto nell’ultima settimana, per stare dietro al pressante uso di questi strumenti, abbiamo perso due ore di sonno forse è utile ricordarci che l’uomo non è programmato per essere troppo veloce.

La lentezza negli ultimi anni ha sollecitato anche dibattiti e incontri. Esiste la “Giornata mondiale della lentezza”,la I edizione ci fu nel 2007, il 6 maggio 2019 ,è prevista la XIII edizione ed è molto attiva in Italia l’associazione “Vivere con lentezza” (www.vivereconlentezza.it) che promuove questo stile di vita in contrapposizione con i ritmi frenetici del nostro vivere quotidiano. E’ stata creata da Bruno Contigiani, un personaggio singolare sia per formazione sia per la storia professionale: ha studiato alla Bocconi considerata uno dei templi della velocità in versione accademica, capo ufficio stampa di ibm Italia e di Telecom, stressato manager di una multinazionale, nel 1999 ha deciso di dedicarsi alla sua nuova missione. Diffondere il piacere, il senso della lentezza. Tra le cose di cui parla l’associazione c’è un vademecum che può essere utile nel tentativo di affrontare, con piccoli gesti, la battaglia di Davide ( che metaforicamente è la velocità) contro Golia. Per esempio: se fate la fila, in un negozio davanti a uno sportello di banca, in un locale pubblico, non cedete alla tentazione di rabbiosa insofferenza, e approfittatene magari per fare una nuova conoscenza, per fare due chiacchiere o ascoltare una storia. Non riempite l’agenda di impegni ed evitate di fare più cose contemporaneamente o di dire a voi stessi e agli altri che non avete tempo.

Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza è una storia scritta da Luis Sepulveda .

La lentezza è il fulcro di questa “favola moderna” degna delle penna dell’autore che proprio in occasione della giornata dedicata al sapere vivere con lentezza mi è sembrato giusto ricordare. L’essere lenti che non significa “conformarsi” ma, proprio come fa la lumaca protagonista del libro, prendersi il giusto tempo per porsi delle domande e anche trovare il tempo di viaggiare per trovare le proprie personali risposte.

Una storia che si può leggere a qualsiasi età per comprendere il valore del tempo, della memoria ma anche del coraggio e della libertà.

Infine una considerazione sulla donna, il suo diritto alla maternità ai propri spazi e alla dura ripresa lavorativa in una società dove c’è assenza di Welfare, dove gli asili nido sono insufficienti e dove spesso le attività innovative come i coworking con spazio baby non vengono valorizzate o sostenute adeguatamente( un esempio ne è l’Alveare a Roma nel V Municipio che ha recentemente chiuso lo scorso 30 marzo).

www.vivereconlentezza.it

L’importanza della Lentezza in una vita troppo veloce. XIII Giornata Mondiale della Lentezza

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